Tra specchi d’acqua e distese di verdeggianti palme nella terra del Kerala, a sei piedi (circa 2 metri e mezzo) sotto la profondità del mare si apre un cuore di terra rossa: il Kalari.
Il Kalari è il tempio in cui avviene la pratica “Payattu”, da qui il nome della disciplina. Il Kalari non è solo un luogo fisico, è uno spazio simbolico che permette e protegge la metamorfosi.
Si dice che il kalaripayattu sia la Madre delle Arti Marziali. Si narra, infatti che il leggendario Bodhidharma abbia portato il kalaripayattu nei monasteri Shaolin trasformandolo nell'attuale Kung Fu.
L’architettura con cui è costruito il tempio è basata sulle quattro direzioni e possiede una specifica simbologia: ogni angolo del tempio è dedicato ad una divinità; la porta di ingresso si rivolge ad est, così che il sole nascente possa entrare e simbolicamente illuminare la pratica (La porta deve essere chiusa durante la pratica per contenere l' energia all’interno dello spazio). Il kalari è molto più un tempio che un luogo di allenamento, infatti la vita del kalari stesso, del maestro e dei suoi discepoli segue specifiche ritualità e prevede un contatto quotidiano, attraverso i Pooja con la divinità guardiana (una delle forme della Dea o di Shiva/Shakti, forma ibrida, combinazione di maschile e femminile).
La discesa verso il centro in cui si svolge la pratica è di 5 gradoni, che rappresentano i 5 elementi dell’universo.
La pratica viene svolta all’alba e al tramonto, tempo di transizione dalla notte al giorno e viceversa, e momenti di trasformazione dell’energia del corpo.
Il Kalari è uno dei ventri della madre terra, da cui rinascere, uno spazio di trasformazione del sé, dove volontà e disciplina prendono sotto braccio lo studente e lo portano a piantare bene i piedi nella terra per volare più in alto. Ritroviamo un contatto con la Madre Terra. Il primo gesto rituale nel Kalari è toccare il centro di terra con il piede destro e con la mano destra, poi la mente e il cuore (Silenzio nella mente, Apri il cuore) in segno di ringraziamento. Dirigersi verso il Puttara (altare) illuminato da candele a olio, adornato con fiori, composto da 7 gradini, rappresentanti i 7 chakra e il proprio percorso di crescita energetica e spirituale, ringraziare. L’altare del lignaggio dei Maestri e quello del Dio Ganesh, dio che rimuove gli ostacoli, al fine di rimuovere l’ignoranza che copre la nostra vista e permettere l’apprendimento, permettendo di ricordare ciò che sapevamo, ringraziare. Infine, toccare i piedi del maestro/Guru perché la conoscenza possa passare dai suoi piedi alla testa (corona) del discepolo.
Il Guru rappresenta l’energia maschile del dare (Shiva) e il discepolo quella femminile (Shakti) del ricevere.
Attraverso la pratica del Kalaripayattu viviamo il processo di apertura del corpo e dell'energia vitale dinamica (Shakti), che si risveglia in muhladara chakra, alla base della colonna vertebrale, permettendo alla Kundalini di risalire attraverso il canale centrale per raggiungere l'apice della testa e diventare statica (Shiva).
Primariamente, lavoriamo il corpo nella sua forma materiale grossolana, attraverso posizioni e sequenze che aprono il corpo, sviluppando flessibilità, equilibrio, forza e resistenza, e aprendo i canali energetici permettono il fluido scorrimento della energia. Comprendere, prima di tutto, la forma esterna, per poi raggiungere la comprensione del movimento energetico interno, creando nuovi spazi all'interno del corpo e della mente.
Il kalaripayattu deriva dall’osservazione del regno animale, infatti si compone di animal postures di base che possono essere assimilate agli asana della Yoga.
Le posizioni di base degli animali chiamate Vadivum:
Gajja Vadivu (Elefante), Ashwa Vadivu (Cavallo), Simha Vadiv (Leone), Varaha Vadivu (Cinghiale), Sarpa Vadivu (Serpente), Marjara Vadivu (Gatto), Matsya Vadivu (Pesce), Kukuda Vadivu (Gallo)
Queste posizioni sono associate a tipologie di calci e di salti, formando sequenze composite: Meipayattu.
Nella pratica del kalaripayattu ci sono 4 Fasi di Apprendimento:
- Meythari: allenamento e sequenze a corpo libero
-Kolthari: allenamento con armi di legno
-Ankathari: allenamento con armi di metallo
-Verumkari: combattimento a mani libere
Le capacità fisiche che vengono apprese nella prima fase sono simili alle qualità degli animali indiani: avere la stabilità di un elefante, avere il ruggito del leone (simhasya garjanam), avere la velocità del leopardo (vygrasya sikram), avere l'agilità e la flessibilità di un gatto (marjara lagavam).
Le armi sono considerate come estensioni del corpo e il combattimento è inteso come una perfetta danza in cui sono necessari un profondo grado di ascolto, buoni riflessi e l’abilità di leggere la mente e il corpo dell’avversario.
È un dialogo fatto con velocità e precisione più che una lotta.
-Armi di legno: Sharira vadi (Bastone Lungo), Cheru vadi (Bastone Corto), Ottakol (Spada Curva di legno).
-Armi di metallo: Vaalum Parichayum (Spada e Scudo), Kundam (Lancia), Katara (Coltelli), Urumi (Spada Flessibile)
Il lavoro prevede l’oltrepassare la fatica, i limiti del corpo-mente, eliminando gli schemi pregressi di azione e di concezione del sé per arrivare ad una comprensione più ampia: siamo costituiti di energia e possiamo determinare la modalità di direzione e scorrimento di essa nelle diverse aree del corpo e della mente.
La pratica corporea viene associata a meditazioni specifiche sulla propria energia: i Mantra e i Pooja. Nutrire i diversi centri energetici (Chakra) per equilibrare le energie interne poichè il corpo è il nostro tempio, che rispecchia l’universo e che ne è specchio, microcosmo specchio del macrocosmo. L’insieme di queste pratiche dona stabilità mentale, equilibrio emotivo, sicurezza in sé stessi e una mente chiara, senza dubbi.
Il kalaripayattu è iscritto nel sistema ayurvedico, imparare a dirigere l’energia della propria mente e del proprio corpo per curare in primo luogo se stessi e, in seguito, l’altro attraverso la conoscenza dei marma point.
Il mio maestro Lakshman Gurrukkal parla di Shiva e Shakti, di prana, di inspirazione ed espirazione, associando l’idea di arte marziale al movimento interno dell’energia (Prana), alla focalizzazione dell’energia e della mente, all’incorporare il pensiero, riducendo lo spazio tra azione e pensiero fino ad arrivare a far coincidere, intenzione pensiero ed azione, vita materiale e vita spirituale.
In una parola: Unione.
Imparare a comprendere il proprio respiro per comprendere il Ritmo Universale.
Il Kalaripayattu si inscrive nel contesto culturale e filosofico vedico, è quindi un sistema di guarigione e trasformazione in senso ampio. Infatti è una tecnica di purificazione del corpo, è arare il campo affinché vengano piantati nuovi semi all’interno del corpo e della mente, è svuotare se stessi (del proprio ego) per creare spazio e poter ricevere. Il sapere donarsi al processo di trasformazione fisica, energetica e mentale, il potere affidarsi completamente alla propria guida. Vincere le paure e le limitazioni presenti nel nostro corpo e nella nostra mente per arrivare al divino che vive in noi. Eliminare tutto ciò che toglie energia al nostro essere: abitudini, pensieri, emozioni, relazioni per arrivare ad una essenzialità, basata su chiarezza, presenza e luminosità.
Il maestro insegna a donarti tutto, fino in fondo e con dedizione a dare il meglio e il massimo di te in ogni singola azione della tua esistenza per raggiungere un’integrità. Perché quando la mente è forte e concentrata non c’è stanchezza né fatica, ma solo responsabilità e bellezza. La disciplina non è fatta di costrizioni e regole ferree, ma di una profonda comprensione di ciò che è giusto per sé e di ciò che permette di trovare un ordine interno. Pratica è ribadire il proprio proposito, approfondendolo ed espandendolo ogni giorno di più.
Guerriero è colui che racchiude una potenza fisica e mentale, che è mosso dalla ricerca della purezza e della precisione. Colui che trova nel corpo dei luoghi di forza esplosiva, pura energia. Colui che compie una battaglia personale contro miserie, banalità e piccolezze che navigano nel fondo della propria umanità, alla ricerca della riconnessione con il proprio animale, raffinato come un diamante attraverso la dedizione. La ricerca di una essenzialità, di una sincronizzazione mente-corpo e respiro.
Il Kalaripayattu è un esercizio dell’involontario, per far riacquisire al corpo e alla mente la capacità di reazione, l’istinto ormai perduto nella nostra epoca. Anche per questo viene praticato tradizionalmente all’alba, senza avere immesso nulla all’interno dell’organismo e in questa maniera poter arrivare a lavorare delle sfere dell’inconscio perché la mente razionale (quella dell’accesso al pensiero intellettivo) non si è ancora svegliata completamente. È anche un esercizio della volontà e dell’intenzione. Lavoriamo la precisione della mente nel corpo, il respiro nel corpo, allenando le capacità animali del corpo perché possa vivere con forza e salute. Ritornando ad adottare uno stile di vita sano, in comunione con i ritmi della natura, con una dieta bilanciata, abolendo l’uso di alcool, di fumo, l’eccessivo uso di apparecchi elettronici e la vita sedentaria. Alimentare il corpo in maniera equilibrata, ascoltando ciò di cui ha bisogno, riacquisire la capacità di sentire in termini di tipologie, qualità e quantità di alimenti, senza prendere dall’ambiente né troppo, né troppo poco, il giusto, quello che ci spetta. È un esercizio di ascolto del sé e di relazione con il circostante. Arrivare ad espandere la percezione del corpo, in modo da scardinare l’iperpotere del pensiero sulla nostra vita e ritrovare un equilibrio tra ciò che in noi è animale, umano e divino.
Nella cosmologia Tantrica, l’intero universo viene percepito per come è stato creato, penetrato e sostenuto da due principali forze, che sono permanentemente in una perfetta, indistruttibile unione. Queste forze o aspetti dell’universo sono chiamati Shiva e Shakti. La tradizione associa questi principi a forme, rispettivamente a divinità maschili e femminili. Shiva rappresenta gli elementi costitutivi dell’universo, mentre Shakti è la potenza dinamica, che permette a questi elementi di essere vivi e manifestarsi. Da un punto di vista metafisico, la coppia divina Shiva-Shakti corrisponde ai due aspetti essenziali dell’Uno: il principio maschile, che rappresenta gli aspetti di Dio, e il principio femminile che rappresenta la sua energia, la forza che agisce nella manifestazione materiale del mondo e nella sua vita.
La filosofia Tantrica associata alla pratica del Kalaripayattu, è un percorso spirituale, di affrancamento dal mondo terreno, che non mortifica né rinnega la materia, ma trasforma la materia in un veicolo di sovrumana conoscenza. L’uomo non ha bisogno di sottrarsi alla propria materialità e carnalità per elevarsi spiritualmente. L’essere umano non è tutt’uno con il divino solo nella liberazione, ma durante tutto il percorso. Ogni funzione dell’umano, corpo compreso, cessa allora di essere un semplice atto animale e diventa un rito: il lavarsi, il mangiare, il bere, l’unirsi in rapporti sessuali.
È quindi importante divulgare un nuovo ma antico, ancestrale significato del termine arte marziale, come di disciplina che attraverso l’ordine nel corpo, permette una riconnessione con la propria natura e con il proprio essere divino.
PER INFORMAZIONI SU CORSI ONLINE E SEMINARI PRESENZIALI CONTATTA
+39 333 6478028
kalaripayattu.theatredance@gmail.com